Alimenti palatabili creano dipendenza: Perché non riusciamo a stimare e a regolare il consumo di questi cibi? Non ci siamo evoluti biologicamente.
A cura di:
Dott. Emanuele Grosso, Medico in formazione specialistica in Igiene e Medicina Preventiva
Revisionato da:
Dott. Niccolò Cherasco, Medico in formazione specialistica in Igiene e Medicina Preventiva
L’evoluzione dell’uomo è da sempre stata legata strettamente anche ad aspetti inerenti la sua alimentazione. In particolare, due sono i processi storici che influenzano ed al contempo sono influenzati dai cambiamenti nutrizionali. Il primo processo è sicuramente la transizione demografica che, nel corso dei millenni, ha modificato la popolazione umana da trend di alta natalità e alta mortalità a bassa natalità e bassa mortalità. Il secondo processo consiste nello shift da un pattern patologico dominato dalla presenza delle malattie infettive come prima causa di morte, associate a periodi di carestia e scarsa attenzione all’igiene, ad uno dominato dalle malattie cronico degenerative associate agli stili di vita scorretti e all’invecchiamento della popolazione. (BM, 1993)
Allo stesso modo, sono avvenuti grandi modificazioni nella composizione della dieta. Questi cambiamenti dietetici sono riflessi in risultati fenotipici, come i cambiamenti nella statura media e nella composizione del corpo. Attualmente, le società moderne sembrano convergere verso un modello di dieta ricca di grassi saturi, zucchero e cibi raffinati e povera di fibre, spesso definita “dieta occidentale”. È noto come questo modello alimentare sia associato a livelli elevati di malattie cronico-degenerative e a un ridotto intervallo di vita libero da disabilità. (BM, 1993)
La palatabilità degli alimenti, ovvero la loro capacità di soddisfare il nostro senso del gusto, è un fattore chiave che guida le nostre scelte alimentari. Alimenti ricchi di grassi, zuccheri e sale attivano i centri del piacere nel cervello in maniera simile agli effetti prodotti da sostanze stupefacenti, spingendoci a consumarne in quantità eccessive. Questo meccanismo era vantaggioso in ambienti ancestrali, dove il cibo era scarso e l’obiettivo primario era sopravvivere tra una carestia e l’altra. Tuttavia, nel contesto dell’attuale sovrabbondanza alimentare, questa predisposizione ci porta a superare facilmente il nostro fabbisogno energetico, con conseguenze dannose per la salute. Un aspetto cruciale da considerare è che, biologicamente parlando, non ci siamo ancora evoluti per gestire l’accesso illimitato agli alimenti ipercalorici. I nostri antenati erano abituati a diete con un apporto calorico limitato e una necessità costante di attività fisica per procurarsi il nutrimento. La transizione a una dieta dominata da cibi ultraprocessati è avvenuta troppo rapidamente perché la nostra biologia potesse adattarsi, lasciandoci vulnerabili agli effetti deleteri di questi prodotti. (Higginson AD, 2012), (Wiss DA, 2018), (Monteiro CA, 2013).
In base a queste recenti teorie, per quanto riguarda gli alimenti contenenti zuccheri semplici, la sensazione di reward/gratificazione che avviene naturalmente a seguito della loro ingestione è nuovamente riconducibile ad un adattamento evolutivo accumulato nel corso dei millenni, poiché avrebbe spinto gli esseri umani a consumare zucchero ogni volta che era possibile averne disponibilità aumentando così le possibilità di sopravvivenza durante i periodi di scarsità alimentare, poiché lo zucchero facilita la deposizione di tessuto adiposo e, quando veniva trovato in natura, generalmente contraddistingueva alimenti ad alto potere calorico. Coloro che avevano maggiori riserve di tessuto adiposo probabilmente avevano un forte vantaggio evolutivo in termini di sopravvivenza durante i periodi di scarsità alimentare. Questo meccanismo pertanto probabilmente ha conferito ai nostri antenati un forte vantaggio evolutivo. (DiNicolantonio JJ, 2018)
Questa ricompensa innaturale derivante dal consumo di zucchero (che nei modelli animali supera quella delle droghe d’abuso) sovrasta i nostri meccanismi di autocontrollo, che sono evolutivamente predisposti allo sviluppo di una dipendenza da zucchero. La ricerca da parte dell’uomo di sostanze zuccherate supera ogni bisogno metabolico; infatti non vi è alcun requisito fisiologico per consumare zuccheri semplici poiché tecnicamente non esiste un carboidrato “essenziale” (a differenza delle proteine o dei grassi). Tuttavia, anche se gli individui possono chiaramente prosperare e sopravvivere senza zuccheri aggiunti, la specie umana migliaia di anni fa probabilmente non sarebbe sopravvissuta a lungo senza la voglia e il consumo di fonti naturali di fruttosio. Tuttavia, anche se gli esseri umani hanno la capacità di diventare dipendenti dallo zucchero, la tendenza a farlo è probabilmente multifattoriale. (DiNicolantonio JJ, 2018)
Bisogna tuttavia ricordare che la maggior parte delle evidenze riguardo alla dipendenza da alimenti altamente palatabili ad oggi proviene ancora da studi sperimentali su modelli animali, mentre la letteratura riguardante studi nell’uomo è scarsa. In uno studio pubblicato su Obesity Review e condotto da (Colantuoni C, 2002), i topi esposti al glucosio hanno successivamente mostrato sintomi di astinenza simili a quelli causati dalla deprivazione di oppioidi. In un altro studio riportato su Plos One (Lenoir M, 2007), i topi hanno dimostrato una chiara preferenza per la reward/ricompensa derivata dalla sensazione dolce rispetto a quella della cocaina. Questi studi suggeriscono una possibile relazione, in modelli animali, tra il consumo eccessivo di zuccheri e fenomeni di dipendenza simili a quelli riscontrati per le sostanze d’abuso.
Nell’uomo, un recente studio randomizzato a doppio cieco condotto nei Paesi Bassi da Van Opstal et al. ha esaminato gli effetti di diverse sostanze dolcificanti sull’attività e sulla connettività cerebrale di 20 volontari sani. Ai volontari sono stati somministrate in 4 visite separate bevande arricchite alternativamente con 4 sostanze dolcificanti (glucosio, fruttosio, allulosio e sucralosio). I partecipanti sono stati sottoposti a fMRI cerebrale prima e dopo l’ingestione delle bevande dolcificate con successiva misurazione dei segnali funzionali cerebrali. Le bevande arricchite con glucosio e fruttosio hanno determinato evidenti effetti sulla risposta funzionale del cervello, mentre le bevande dolcificate con dolcificanti a basso contenuto di nutrienti come sucralosio ed allulosio hanno avuto scarso o nullo effetto sulla risposta funzionale del cervello. Il glucosio ha portato ad una diminuzione dell’attività nelle regioni cerebrali basali e ad un aumento della connettività nelle aree del controllo esecutivo e della rete della salienza, che sono coinvolte nel comportamento alimentare e nel sistema di ricompensa. (Van Opstal AM, 2021)
In conclusione, mentre la nostra evoluzione biologica non ci ha ancora dotati degli strumenti per navigare con successo nell’ambiente alimentare moderno, abbiamo il potere e la responsabilità di modificare il nostro ambiente e le nostre scelte per promuovere la salute della popolazione. Riconoscere gli alimenti palatabili come una potenziale fonte di dipendenza è il primo passo verso la creazione di strategie efficaci per mitigare il loro impatto sulla nostra salute, tuttavia, sebbene la ricerca sperimentale su modelli animali suggerisca una relazione tra il consumo di zuccheri e comportamenti simili alla dipendenza, sono necessari ulteriori studi sull’uomo per comprendere appieno questi fenomeni.
Referenze
BM, P. (1993). Nutritional patterns and transitions. Popul Dev Rev., 19:138–57.
Colantuoni C, R. P. (2002). Evidence that intermittent, excessive sugar intake causes endogenous opioid dependence. Obes Res., 10(6):478-88.
DiNicolantonio JJ, O. J. (2018). Sugar addiction: is it real? A narrative review. Br J Sports Med., 52(14):910-913.
Higginson AD, M. J. (2012). The starvation-predation tradeoff predicts trends in body size, muscularity, and adiposity between and within Taxa. Am Nat., 179:338–50.
Lenoir M, S. F. (2007). Intense Sweetness Surpasses Cocaine Reward. PLoS One, 2(8):e698.
Monteiro CA, L. R. (2013). Increasing consumption of ultra-processed foods and likely impact on human health. Evidence from Brazil. Public Health Nutr., 16:2240–8.
Van Opstal AM, H. A.-H. (2021). Brain activity and connectivity changes in response to nutritive natural sugars, non-nutritive natural sugar replacements and artificial sweeteners. Nutr Neurosci, 24(5):395-405.
Wiss DA, A. N. (2018). Sugar Addiction: From Evolution to Revolution. Front Psychiatry., 7;9:545.