Alimenti ‘senza’ e integratori: tra moda, percezione di salute e reale necessità clinica

A cura di:
Dott.ssa Vana Pescatore, Medico in formazione specialistica in Igiene e Medicina Preventiva

Revisionato da:
Dott. Alice Masini, Ricercatrice in Igiene Generale e Applicata, chinesiologa esperta in Lifestyle Medicine

 

Alimenti ‘senza’ e integratori: tra moda, percezione di salute e reale necessità clinica

Negli ultimi anni in Italia è cresciuto in modo significativo il consumo di alimenti “senza” – privi di glutine, lattosio, zuccheri aggiunti o altri ingredienti – e di integratori alimentari. Spesso, però, queste scelte non riflettono reali necessità cliniche. Quasi un italiano su tre acquista prodotti senza zucchero, mentre solo una minima parte lo fa per intolleranza o patologia metabolica; circa il 18% sceglie alimenti senza glutine, nonostante la celiachia sia molto meno diffusa, e i prodotti senza lattosio risultano particolarmente popolari tra i giovani, pur con un’intolleranza reale limitata.

 

Dati del consumatore 

Solo un quarto degli utilizzatori assume integratori su raccomandazione medica, mentre la maggioranza agisce autonomamente, spesso basandosi su convinzioni errate. Più del 40% dei consumatori crede che vitamine e minerali prevengano malattie in persone sane, nonostante le evidenze scientifiche dimostrino il contrario.Molti seguono queste tendenze per motivi legati al benessere percepito: migliorare la digestione, controllare il peso o aderire a uno stile di vita “salutista” alla moda. Spesso, però, le scelte sono basate su autodiagnosi e non su accertamenti medici, con il rischio di squilibri nutrizionali. I prodotti “senza” possono essere poveri di fibre, vitamine e minerali, e talvolta compensano la mancanza di un ingrediente con zuccheri o grassi aggiunti.

Quanto agli integratori, le evidenze scientifiche sollevano preoccupazioni serie. Studi controllati randomizzati e meta-analisi dimostrano che l’assunzione di vitamine e minerali da parte di persone sane non riduce il rischio di malattie cardiovascolari né previene lo sviluppo di tumori. Uno studio condotto su oltre 14.000 medici americani, insieme a meta-analisi di trial clinici e studi prospettici di coorte su più di 2 milioni di partecipanti, non ha evidenziato alcuna relazione tra l’integrazione vitaminico-minerale e incidenza di ictus o mortalità cardiovascolare nella popolazione generale.

Secondo la Fondazione GIMBE (2018), il mercato degli integratori è in continua crescita e i prodotti vengono commercializzati senza obbligo di dimostrarne efficacia o sicurezza preventiva. Nella maggior parte dei casi, l’uso di integratori è improprio: una dieta bilanciata risulta più efficace per correggere eventuali carenze di vitamine e minerali. L’assunzione in eccesso può comportare effetti indesiderati, soprattutto in presenza di patologie concomitanti o trattamenti farmacologici.

 

Buone abitudine

La diffusione di queste scelte è stimolata da marketing aggressivo e influencer che presentano diete restrittive e integratori come simboli di salute, performance o estetica ideale. Tuttavia, i rischi associati a un uso inappropriato vanno oltre l’inefficacia.

In realtà, la strategia più efficace per sostenere la salute e il benessere quotidiano rimane una alimentazione equilibrata e varia, che fornisce tutti i nutrienti necessari senza eccessi o carenze. Alimenti “speciali” e integratori dovrebbero essere utilizzati solo in presenza di reali necessità cliniche – come allergie, intolleranze o carenze accertate – e sempre sotto la guida di professionisti della salute. Affidarsi a medici, dietisti e nutrizionisti prima di assumere integratori o modificare significativamente la propria alimentazione è il modo migliore per proteggere la salute, ridurre i rischi di carenze o eccessi e trasformare la cura dell’alimentazione in un reale vantaggio quotidiano

 

Bibliografia

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ISS – Epicentro. Il Manifesto di Erice 2022: sorveglianza dei rischi da integratori alimentari in Europa.

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Fondazione GIMBE. Alimenti, diete e integratori: la scienza della nutrizione tra miti, presunzioni ed evidenze. Evidence, 2018; 10(4): e1000180. doi: 10.4470/E1000180.