Asma cronica: nuove linee guida, meno inalatori di emergenza e più controllo reale

A cura di:

Dott.Federica Piazzolla, Medico in formazione specialistica in Igiene e Medicina Preventiva

Revisionato da:
Dott. Alice Masini, Ricercatrice in Igiene Generale e Applicata, chinesiologa esperta in Lifestyle Medicine

Nel 2024 sono state pubblicate, per la prima volta, linee guida unificate per la diagnosi e la gestione dell’asma cronica negli adulti, frutto della collaborazione tra NICE, British Thoracic Society (BTS) e Scottish Intercollegiate Guidelines Network (SIGN). Si tratta di un importante passo avanti per superare anni di indicazioni a volte contrastanti, che rendevano difficile una gestione chiara e coerente della malattia.

Perché servivano nuove linee guida?

Nonostante l’asma sia una patologia ben conosciuta e potenzialmente ben trattabile, la sua gestione resta spesso inadeguata. Uno dei problemi principali è stato l’abuso degli inalatori a breve durata d’azione (SABA), come il salbutamolo, usati come “sollievo rapido”, ma non curativi. L’uso eccessivo di SABA è stato associato a scarso controllo dell’asma e a un aumento del rischio di esacerbazioni gravi.

Cosa cambia nella diagnosi?

Non esiste un test gold standard per diagnosticare l’asma. Negli adulti di età pari o superiore a 16 anni, la nuova guida raccomanda l’uso sequenziale dei seguenti test per confermare una diagnosi di asma:

  • Misurazione degli eosinofili nel sangue e del FeNO (ossido nitrico esalato);
  • Spirometria con test di reversibilità al broncodilatatore;
  • Monitoraggio del picco di flusso espiratorio (PEF) per due settimane, due volte al giorno, se gli altri test non sono disponibili.

Se i risultati restano dubbi ma il sospetto clinico è alto, il paziente dovrebbe essere indirizzato a un centro specialistico per test più approfonditi.

Inoltre, è fondamentale considerare fattori ambientali, lavorativi e psicosociali che possono influire sulla malattia: fumo, muffa in casa, allergeni, stress o esposizioni professionali a sostanze irritanti.

Monitoraggio e percezione della malattia

Come dimostrato dal recente articolo di Ravijyot Saggu Un elemento innovativo delle nuove linee guida riguarda il monitoraggio: il PEF non è più raccomandato in modo routinario. Viene invece suggerito l’uso di questionari convalidati, come il test di controllo dell’asma, e la misurazione periodica del FeNO.

Le linee guida sottolineano come la percezione soggettiva dei pazienti non sempre corrisponda allo stato clinico reale: alcuni sottovalutano i sintomi o ritengono “normale” l’uso frequente dell’inalatore, quando in realtà è un segnale di asma mal controllata.

Il cuore del problema: l’asma incontrollata

L’asma è una malattia infiammatoria cronica, non solo un disturbo “a fasi”. Usare solo i broncodilatatori (SABA) può dare sollievo temporaneo ma non cura l’infiammazione. Il trattamento con corticosteroidi per via inalatoria (ICS), se ben seguito, è fondamentale per ridurre il rischio di attacchi gravi.

Quando l’asma resta incontrollata, spesso le cause sono correggibili: cattiva aderenza alla terapia, errori nella tecnica dell’inalazione, comorbidità trascurate o errata diagnosi. In alcuni casi, può essere indicato l’uso di farmaci biologici.

Un buon controllo riduce anche la necessità di corticosteroidi orali (OCS), che sono associati a effetti collaterali significativi (aumento di peso, osteoporosi, diabete), a differenza degli ICS che, se usati correttamente, hanno effetti più locali e tollerabili.

Conclusioni

Le nuove linee guida sull’asma cronica rappresentano un cambiamento fondamentale nella gestione della malattia: più enfasi sulla prevenzione, meno dipendenza dai broncodilatatori di emergenza, maggiore attenzione al monitoraggio strutturato e all’aderenza terapeutica.

Sono un’occasione per migliorare significativamente la qualità della vita delle persone con asma, riducendo i rischi di complicanze e decessi evitabili.

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Referenze