Cuore sotto pressione: più ipertesi tra gli uomini, più colesterolo alto tra le donne
A cura di:
Dott.ssa Vana Pescatore, Medico in formazione specialistica in Igiene e Medicina Preventiva
Revisionato da:
Dott. Alice Masini, Ricercatrice in Igiene Generale e Applicata, chinesiologa esperta in Lifestyle Medicine
Cuore sotto pressione: più ipertesi tra gli uomini, più colesterolo alto tra le donne
Quattro italiani su dieci convivono con almeno tre fattori di rischio cardiovascolare. Sedentarietà, fumo, scarso consumo di frutta e verdura, ipertensione, ipercolesterolemia e diabete continuano a gravare sulla salute del cuore. Le disuguaglianze sociali complicano ulteriormente il quadro: ipertensione e colesterolo alto risultano più diffusi tra chi ha minori risorse economiche o un basso livello di istruzione, confermando che il rischio non pesa in modo uniforme sulla popolazione [1].
Ipertensione
L’ipertensione interessa appena il 2% dei giovani sotto i 35 anni, ma raggiunge un terzo della popolazione tra i 50 e i 69 anni, con una prevalenza significativamente più alta negli uomini (20% contro 16% delle donne). La pressione alta è pericolosa perché costringe il cuore a lavorare con maggiore sforzo per pompare il sangue; nel tempo, questo affatica il muscolo cardiaco, può danneggiare le arterie rendendole più rigide e fragili e aumenta il rischio di infarto, ictus e insufficienza cardiaca. La pressione sistolica è più elevata negli uomini giovani rispetto alle donne della stessa età [2], mentre le donne in premenopausa hanno un’incidenza inferiore di ipertensione e altri eventi cardiovascolari rispetto agli uomini coetanei. Dopo la menopausa, tuttavia, le differenze di genere si riducono, implicando il 17-beta-estradiolo come agente protettivo [3]. L’80% degli ipertesi è in trattamento farmacologico e riceve indicazioni chiare: ridurre il consumo di sale (che aumenta la pressione trattenendo liquidi e mettendo sotto pressione i vasi sanguigni), praticare attività fisica regolare e tenere sotto controllo il peso.
Colesterolo
Un andamento opposto e altrettanto interessante riguarda il colesterolo alto: colpisce il 4% dei giovani adulti e arriva al 30% negli over 50, ma è più frequente nelle donne. Durante la menopausa si può osservare un aumento dell’incidenza di dislipidemia e accumulo di colesterolo, tradizionalmente associato al deficit di estrogeni [4]. I cambiamenti ormonali che si verificano durante la menopausa possono portare a un aumento del rischio cardiovascolare sotto forma di livelli più elevati di pressione arteriosa e colesterolo [5]. Le donne post-menopausali sperimentano un incremento marcato del colesterolo totale e LDL, definito “cattivo” perché si deposita sulle pareti interne delle arterie formando placche che le restringono progressivamente: questo riduce il flusso di sangue al cuore e può provocare infarto o ictus. Gli uomini, invece, mantengono livelli più stabili nel corso della vita, sebbene generalmente più elevati in età giovanile. Il rischio di malattie cardiache nelle donne è spesso sottovalutato a causa dell’errata percezione che siano “protette” contro queste patologie [6]. Circa quattro persone su dieci con ipercolesterolemia sono in trattamento farmacologico, mentre la maggioranza riceve consigli di stile di vita: ridurre carne e formaggi, aumentare frutta e verdura, fare movimento e mantenere un peso adeguato.
Sul fronte del sale, cinque italiani su dieci dichiarano di fare attenzione, con percentuali più alte tra donne, adulti maturi e persone più istruite. Tuttavia, solo un terzo dei pazienti cronici ne fa un uso realmente consapevole. Meglio il dato sul sale iodato, utilizzato dal 78% della popolazione, in netta crescita rispetto al 2015. Accanto a questa fotografia epidemiologica, strumenti come le carte del rischio cardiovascolare del Progetto Cuore (ISS) consentono di stimare la probabilità individuale di infarto o ictus nei successivi dieci anni, considerando la combinazione di più fattori – età, pressione, colesterolo, fumo, diabete, terapie in corso [7]. Questo dimostra come il rischio non sia mai il risultato di un singolo parametro, ma di un insieme di condizioni che interagiscono in modo diverso tra i sessi.
Take home message
In definitiva, la sfida della salute cardiovascolare in Italia richiede un approccio che tenga conto delle specificità biologiche di genere. Le donne hanno meno probabilità rispetto agli uomini di veder valutati i propri fattori di rischio cardiovascolare, e questo impatta sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari tra le donne [8]. La transizione menopausale contribuisce all’aumento del rischio di malattie cardiache coronariche, con le donne che tipicamente sviluppano queste patologie diversi anni dopo rispetto agli uomini [9]. Mentre gli uomini necessitano di maggiore attenzione al controllo pressorio fin dall’età adulta, le donne affrontano una transizione critica in menopausa, quando la perdita della protezione estrogenica le espone a un brusco incremento sia della pressione arteriosa sia del colesterolo. Questa consapevolezza deve tradursi in strategie preventive mirate: screening più intensivi per le donne dopo i 50 anni, maggiore vigilanza sui sintomi cardiovascolari atipici che caratterizzano l’infarto femminile e interventi sullo stile di vita personalizzati in base al genere. Solo integrando la medicina di genere con la promozione di stili di vita sani, un’alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e il contrasto alle disuguaglianze socioeconomiche sarà possibile ridurre efficacemente il peso delle malattie cardiovascolari su tutta la popolazione.
Bibliografia
- Istituto Superiore di Sanità – Sorveglianza PASSI 2023-2024. Per quattro italiani su dieci almeno tre fattori di rischio cardiovascolare. Disponibile su: epicentro.iss.it
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