Il glioblastoma (GBM) è un tumore cerebrale altamente aggressivo caratterizzato da alterazioni metaboliche, come l’effetto Warburg, per cui le cellule tumorali dipendono fortemente dalla fermentazione del glucosio invece che dalla fosforilazione ossidativa per produrre energia. Lo studio condotto dai colleghi analizza l’uso della terapia metabolica chetogenica (KMT) insieme ai trattamenti standard per il GBM, che includono resezione chirurgica, radioterapia e temozolomide. Questa tipologia di dieta mira a ridurre la disponibilità di glucosio aumentando i corpi chetonici, che le cellule normali possono utilizzare in modo efficiente, mentre le cellule tumorali hanno difficoltà a metabolizzarli. L’ipotesi è che questa restrizione metabolica possa aumentare l’efficacia delle terapie convenzionali. Lo studio esplora quindi l’integrazione della KMT con i trattamenti standard, che da soli presentano generalmente tassi di sopravvivenza molto bassi. Promuovendo il metabolismo dei chetoni e limitando il glucosio, la KMT potrebbe rendere le cellule tumorali più sensibili alle terapie tradizionali e migliorare i risultati terapeutici.
Risultati principali

Lo studio clinico, durato 3 anni, mostra i potenziali benefici dell’integrazione della terapia metabolica chetogenica (KMT) con il trattamento standard del glioblastoma.
La paziente, una donna di 64 anni con GBM IDH-wildtype, ha seguito una KMT intensiva multimodale che includeva periodi prolungati di digiuno e una dieta chetogenica rigorosa, insieme a chirurgia, radioterapia e chemioterapia. Durante i primi due anni, ha mantenuto un Glucose Ketone Index (GKI) basso, associato a:
-
miglioramento clinico completo
-
indice di massa corporea sano
-
buona qualità della vita
-
assenza di progressione tumorale visibile nelle risonanze magnetiche
Nel terzo anno, tuttavia, dopo lo stress emotivo dovuto alla perdita di un familiare e una minore aderenza alla dieta, il GKI è aumentato e si è osservata progressione tumorale. Nonostante un ulteriore intervento chirurgico, le condizioni della paziente sono progressivamente peggiorate e la paziente è deceduta dopo 38 mesi, superando significativamente la sopravvivenza media tipica per il GBM. Sono stati riportati alcuni effetti collaterali lievi della KMT, come affaticamento e intolleranza al freddo, ma anche benefici, tra cui riduzione del dolore e miglioramento del benessere generale. Lo studio suggerisce che la KMT possa aumentare l’efficacia dei trattamenti convenzionali modificando il metabolismo tumorale, anche se l’aderenza rigorosa alla dieta sembra essere fondamentale per mantenere i benefici nel tempo.
Implicazioni pratiche per i pazienti
Questo studio suggerisce che combinare una dieta chetogenica con i trattamenti standard per il glioblastoma potrebbe rappresentare una strategia promettente per prolungare la sopravvivenza, purché la dieta venga seguita con grande rigore. Tuttavia, seguire una dieta così restrittiva nel lungo periodo può essere difficile, soprattutto durante momenti emotivamente complessi, e questo potrebbe ridurne l’efficacia. Nel caso descritto, la paziente ha vissuto 38 mesi, molto più a lungo rispetto alla sopravvivenza tipica di 12–15 mesi nei pazienti con GBM. Sebbene questi risultati siano incoraggianti, sono necessari ulteriori studi su gruppi più ampi di pazienti per confermare l’efficacia di questo approccio. Se dimostrata efficace, questa strategia potrebbe rappresentare un supporto terapeutico sicuro e relativamente economico ai trattamenti standard. Tuttavia, richiede grande impegno da parte dei pazienti e dei caregiver.
Scopri il percorso personalizzato di Lifestyle medicine per persone con patologie croniche.