Efetti del fluoro sullo sviluppo cognitivo: informazioni per non “perdersi in un bicchiere d’acqua”.

A cura di:
Dott.ssa Elena Gallizia, Medico in formazione specialistica in Igiene e Medicina Preventiva

Revisionato da:
Dott. Alice Masini, Ricercatrice in Igiene Generale e Applicata, chinesiologa esperta in Lifestyle Medicine

Il fluoro è un elemento naturalmente presente in diverse concentrazioni in numerosi alimenti e nell’acqua, che costituisce la principale fonte di apporto. Molte nazioni, intorno agli anni Cinquanta, hanno iniziato ad addizionare l’acqua potabile con il fluoro allo scopo di ridurre l’incidenza delle carie dentali [1]. Parallelamente all’efficacia sulla prevenzione della patologia dentale si sono però osservati anche degli effetti collaterali come fluorosi dentale e scheletrica [2,3].
Negli ultimi anni è cresciuto in particolare l’interesse riguardo un’eventuale associazione negativa tra eccessivo apporto di fluoro proveniente dal consumo di acqua e alterato sviluppo cognitivo dei bambini [3].
Nel 2020 viene pubblicato sulla rivista Environment International uno studio di coorte Canadese [4] con l’obiettivo di ricercare una possibile correlazione tra diversa esposizione al fluoro durante l’infanzia e sviluppo di competenze intellettuali in 601 bambini in età prescolare (3-4 anni) che vivevano in aree con diverse concentrazioni medie di fluoro delle acque, rispettivamente circa 0.6 mg/L e 0.1 mg/L. È stata considerata l’esposizione al fluoro sia in epoca fetale, stimata in base all’escrezione urinaria di fluoro della madre, sia in età neonatale, differenziata a seconda del tipo di allattamento nei primi 6 mesi di vita, al seno o mediante latte artificiale.
L’utilizzo di acqua con un contenuto di fluoro maggiore/uguale a 0.7 mg/L per la preparazione del latte artificiale è predittiva di una riduzione di 8.76 punti sulla scala di valutazione dello sviluppo cognitivo, escluse le capacità verbali per cui non è stata riscontrata alcuna associazione significativa. Minore è l’effetto sui bambini allattati al seno, in quanto il passaggio del fluoro nel latte materno avviene solo in quantità minime.
A ogni incremento di 0,5 mg/L di fluoro nell’acqua, pari alla differenza tra le due concentrazioni medie, si associa una riduzione delle capacità intellettive non verbali e di coordinazione visuo motoria, rispettivamente di 9.3 punti nel gruppo dei bambini allattati con latte artificiale e di 6.2 punti per quelli allattati con latte materno. Questa associazione si mantiene significativa anche dopo aggiustamento per l’esposizione fetale.
Dobbiamo quindi considerare l’acqua una possibile fonte di rischio per lo sviluppo cognitivo dei bambini? Come ci dobbiamo comportare?
Il suggerimento è quello di interpretare in maniera critica i risultati di questo ed altri studi analoghi [3,5,6], tenendo conto del tipo di disegno (spesso cross-sectional), delle differenze tra le popolazioni e tra le zone geografiche. Ad esempio in Italia la concentrazione naturale media di fluoro nelle acque della rete idrica è di circa 1 mg/L (con differenze sul territorio e valore massimo consentito di 1,5 mg/l), ma va anche considerato che circa la metà della popolazione consuma prevalentemente acqua in bottiglia, il cui contenuto di fluoro è variabile e comunque obbligatoriamente indicato in etichetta, in particolare per concentrazioni maggiori di 1,5 mg/L deve comparire la dicitura “non ne è opportuno il consumo regolare da parte dei lattanti” [7,8]
Non sono giustificati allarmismi, tuttavia valori di concentrazione di fluoro nelle acque anche relativamente bassi possono essere considerati una soglia oltre la quale porre maggiore attenzione.
Occorre quindi ponderare quella che è l’effettiva assunzione di fluoro con l’acqua, a seconda della quantità consumata o utilizzata per la preparazione dei pasti o del latte artificiale, della zona in cui si vive, del rapporto tra utilizzo di acqua del rubinetto/in bottiglia, e l’apporto dalle altre fonti, anche se minoritario (alimenti come pesce, uova, thè e prodotti addizionati come i dentifrici, integratori consigliati dai pediatri), al fine di bilanciare rischi e benefici di questo elemento, in particolare nei bambini che potrebbero essere più suscettibili agli eventuali danni.

Referenze

[1] Petersen PE, Ogawa H. Prevention of dental caries through the use of fluoride–the WHO approach. Community Dental Health 2016.33(2): 66–68
[2] Veneri F, Iamandii I, Vinceti M, et al. Fluoride Exposure and Skeletal Fluorosis: a Systematic Review and Dose-response Meta-analysis. Current Environmental Health Reports (2023) 10:417–441
[3] Taher M K, Momoli F, Go J et al. Systematic review of epidemiological and toxicological evidence on health effects of fluoride in drinking water. Critical Reviews in Toxicology, 2024; 54:1, 2-34
[4] Tilla C, Greena R, Flora D et al. Fluoride exposure from infant formula and child IQ in a Canadian birth cohort. Environment International 134 (2020) 105315
[5] Farmus L, Till C, Green R et al. Critical windows of fluoride neurotoxicity in Canadian children. Environmental Research 200 (2021) 111315
[6] Goodman C V, Bashash M, Green R et al. Domain-specific effects of prenatal fluoride exposure on child IQ at 4, 5, and 6–12 years in the ELEMENT cohort. Environmental Research 211 (2022) 112993
[7]https://www.epicentro.iss.it/cavo_orale/nota#:~:text=L’unico%20riferimento%20normativo%20per,a%20quanto%20indicato%20nella%20Direttiva.
[8] https://www.va.camcom.it/moduli/output_immagine.php?id=1864