Il consumo di energy drink negli operatori sanitari

A cura di:
Dott. De Ambrosi Damiano, Medico in formazione specialistica in Igiene e Medicina Preventiva

Revisionato da:
Dott. Niccolò Cherasco, Medico in formazione specialistica in Igiene e Medicina Preventiva

Gli energy drink (ED) sono bevande caratterizzate da elevati contenuti di caffeina pari a circa 100-200 mg sino a 500 mg per drink, a seconda della marca considerata. Essi contengono inoltre zuccheri e varie sostanze quali taurina, guaranà, ginseng anch’esse dotate di effetti farmacologici.
Se assunti in maniera incongrua possono determinare eventi avversi anche importanti per la salute, soprattutto a livello cardiovascolare, metabolico e neurologico come cefalea, aumento della pressione arteriosa e palpitazioni. (1) Sono stati anche riportati casi di fibrillazione atriale e convulsioni a seguito dell’assunzione quotidiana di ED contenenti almeno 480 mg di caffeina. (2) Particolare cautela si impone in caso di presenza di patologie cardiovascolari, neurologiche e psichiatriche, ma anche in presenza di diabete mellito ed obesità a causa di un aumento dell’apporto calorico.
È noto anche che vi è una tendenza all’uso di ED fra coloro che hanno uno scarso livello di conoscenza circa le caratteristiche ed i potenziali rischi di tali bevande.
Il loro consumo riguarda tipicamente adolescenti maschi e giovani adulti ed il loro mercato è in continua espansione in tutto il mondo. (1)

Tuttavia recentemente sono stati pubblicati alcuni studi che individuano negli operatori sanitari una possibile nuova categoria di soggetti a rischio. Tali studi riguardano soprattutto il personale infermieristico.
In particolare il lavoro notturno, gli elevati livelli di stress e la necessità di farvi fronte anche nel contesto emergenziale della recente pandemia sembrano spiegare questo fenomeno.
In effetti una buona parte del personale sanitario è coinvolto nell’assistenza ai pazienti 24 ore su 24 il che comporta la necessità di lavorare su turni a rotazione anche notturna, influenzando negativamente i naturali ritmi circadiani del corpo.
Questo può comportare il bisogno di migliorare la prontezza mentale, l’attenzione e la vigilanza – soprattutto durante le ore notturne – attraverso il ricorso a stimolanti largamente disponibili come le bevande contenenti caffeina e gli ED. (3)
Tali sostanze se da un lato sono in grado di migliorare almeno temporaneamente l’allerta e la capacità di reazione per contro possono causare alterazioni del sonno ed insonnia oltre ad altri eventi avversi. (4)

Uno studio condotto nel 2020 da Higbee et al. in un ospedale degli Stati Uniti ha preso in esame 476 infermieri mediante appositi questionari. (5) Si rilevava che il 22.5% dei partecipanti consumava regolarmente ED durante i giorni lavorativi, con una media che andava da 1 a 5 drink al giorno. Si è proceduto ad analizzare la qualità e la quantità di sonno tramite il PSQI (Pittsburgh Sleep Quality Index) ed il livello di stress percepito sul posto di lavoro grazie al NSS (Nursing Stress Scale). E’ emerso che i consumatori di ED presentavano sia una peggiore qualità che un minor numero di ore di sonno così come un maggiore livello di stress percepito rispetto ai non utilizzatori. La maggioranza dei soggetti aveva un’età compresa tra i 25 e i 44 anni in linea con quanto avviene per la popolazione generale. (5)

Phillips et al. nel 2021 ha indagato il consumo di ED e di caffeina fra il personale infermieristico di Corea del Sud, Italia e Stati Uniti. In un campione costituito da 182 infermieri oltre il 90% consumava quotidianamente caffeina in tutti e tre i Paesi mentre il consumo di ED era più tipico della Corea del Sud (64%) anziché di Stati Uniti e Italia dove il consumo era nettamente inferiore.
Ciò sembrerebbe dovuto sia al fatto che gli infermieri coreani consideravano gli ED come alternativa alla caffeina e come veri e propri nutrienti sia anche all’età media inferiore rispetto ai colleghi italiani e statunitensi.
Una percentuale significativa degli intervistati (27% in Italia e oltre il 50% in US e Corea) riferiva di essere a conoscenza di un consumo di ED da parte dei colleghi di lavoro. La maggioranza degli intervistati ha dichiarato di aver iniziato il consumo di ED o caffeina già durante il periodo della formazione e riteneva necessaria un’adeguata educazione circa l’utilizzo di queste sostanze al fine di prevenire potenziali rischi.
Lo studio evidenziava che la maggioranza degli infermieri esaminati consumava caffeina o ED durante il lavoro. Non è chiaro come caffeina ed ED influenzassero le prestazioni cliniche degli infermieri e la sicurezza e soddisfazione complessiva del paziente.
Gli Autori sottolineano l’importanza di ulteriori studi volti ad individuare i quantitativi sicuri di caffeina così come gli effetti di additivi contenuti negli ED sia sul benessere che le capacità cliniche degli infermieri. A questo proposito suggeriscono la possibilità di ricorrere a scenari di cura simulati analogamente a quanto già fatto in altri ambiti. (6)

Kang et al. ha esaminato il consumo di ED fra gli infermieri di tre grandi ospedali della Corea del Sud. Si trattava di 388 soggetti con un’età media di 29 anni per la maggior parte di sesso femminile (98%) e circa la metà con orario lavorativo che prevedeva turni notturni.
Quasi il 70% dei soggetti consumava 1-2 ED al giorno principalmente durante l’orario lavorativo; oltre i due terzi consumava contemporaneamente anche bevande contenenti caffeina (caffè e tè) aumentando il rischio di introito eccessivo di tale sostanza e dei conseguenti eventi avversi.
I fattori individuati dagli autori come associati al consumo di ED erano costituiti dall’età più giovane, dall’esperienza lavorativa minore nonché dal numero di turni in particolare notturni. Un ruolo importante era legato alla presenza nel gruppo di colleghi consumatori di ED e alla percezione soggettiva di beneficio connessa all’utilizzo di tali bevande.
Di qui viene sottolineata l’importanza di interventi educazionali ed informativi volti a promuovere adeguate conoscenze circa i potenziali rischi connessi agli ED. (7)

Oltre al personale infermieristico già in ruolo è interessante notare che anche fra gli studenti delle professioni sanitarie alcuni studi riportano la tendenza al ricorso agli ED.
Choi prendeva in esame 187 studenti di infermieristica sud coreani. Di questi il 73% di studenti in infermieristica coreani consumava bevande energetiche. Tra i fattori psicologici indagati, la depressione sembrava influenzare maggiormente il consumo di ED in questa popolazione. (8)
Uno studio condotto su 272 studenti di infermieristica in due università degli Stati Uniti ha rilevato che il 23% consumava abitualmente ED. Ciò era associato ad una peggiore qualità e a una riduzione del sonno nonché ad un maggiore stress percepito rispetto a chi assumeva solamente caffeina o a chi non assumeva alcuna bevanda contenente caffeina. Alcuni soggetti non erano adeguatamente a conoscenza delle caratteristiche e dei potenziali rischi legati agli ED. (9)
Anche uno studio che ha preso in esame studenti sauditi di area medica rilevava un’elevata prevalenza (75%) di consumo di ED in particolare tra i soggetti di sesso maschile con la finalità principale di migliorare le performance intellettuali. (10)

Dagli studi riportati emerge quindi una possibile nuova categoria di rischio per quanto riguarda il consumo di ED costituita dagli operatori sanitari.
In particolare i fattori associati ad un maggior consumo di ED in questa categoria sono l’età più giovane, la minore esperienza lavorativa ed avere un orario lavorativo basato sulla turnazione specie se notturna.
Un elemento importante è rappresentato anche da un’insufficiente conoscenza ed educazione circa le caratteristiche ed i potenziali rischi degli ED da cui emerge l’opportunità di interventi educativi in questo ambito.
Gli operatori sanitari che consumano ED hanno complessivamente una peggiore qualità del sonno ed un maggiore livello di stress percepito rispetto ai non utilizzatori.
Tuttavia la letteratura al riguardo è ancora scarsa e riguarda principalmente il personale infermieristico senza considerare il personale medico e quello di supporto.

Referenze

Gunja N, Brown JA. Energy drinks: health risks and toxicity. Med J Aust 2012; 196:46.

Wolk BJ, Ganetsky M, Babu KM. Toxicity of energy drinks. Curr Opin Pediatr 2012; 24:243.

Pepłonska, B., Nowak, P., & Trafalska, E. (2019). The association between night shift work and nutrition patterns among nurses: A literature review. Medycyna Pracy, 70(3), 363–376.

Clark, I., & Landolt, H. P. (2017). Coffee, caffeine, and sleep: A systematic review of epidemiological studies and randomized controlled trials. Sleep Medicine Reviews, 31, 70–78.

Higbee, M. R., Chilton, J. M., El-Saidi, M., Duke, G., & Haas, B. K. (2020). Nurses consuming energy drinks report poorer sleep and higher stress. Western Journal of Nursing Research, 42(1), 24–31.

Phillips, K. E., Kang, Y., Kang, S. J., Girotto, C., & Fitzpatrick, J. J. (2021). Caffeine and high energy drink use and knowledge by nurses in three countries. Applied Nursing Research, 58, 151414.

Kang Korean nurses’ energy drink consumption and associated factors Kang Y, Yang IS. Korean nurses’ energy drink consumption and associated factors. Nurs Health Sci. 2023 Jun;25(2):231-238.

Choi, J. (2019). Influence of psychosocial factors on energy drink consumption in Korean nursing students: Never-consumers versus ever-consumers. Child Health Nursing Research, 25(1), 48–55.

Higbee MR, Gipson CS, El-Saidi M. Caffeine Consumption Habits, Sleep Quality, Sleep Quantity, and Perceived Stress of Undergraduate Nursing Students. Nurse Educ. 2022 Mar-Apr 01;47(2):120-124.

Edrees AE, Altalhi TM, Al-Halabi SK, Alshehri HA, Altalhi HH, Althagafi AM, Koursan SM. Energy drink consumption among medical students of Taif University. J Family Med Prim Care. 2022 Jul;11(7):3950-3955.