Integratori alimentari: Gli antiossidanti
A cura di:
Dott. Bruno Tamburini, Medico in formazione specialistica in Igiene e Medicina Preventiva
Revisionato da:
Dott. Niccolò Cherasco, Medico in formazione specialistica in Igiene e Medicina Preventiva
Nella “Free Radical Theory of Aging”, viene ipotizzato che I radicali liberi derivati dal metabolismo dell’ossigeno siano, a causa della loro elevata reattività, i principali responsabili dei danni cellulari e tissutali caratterizzanti l’invecchiamento. In questo processo, regolato da fattori genetici e ambientali, entrano in gioco ossidanti, antiossidanti ed enzimi i quali normalmente si trovano in una situazione di equilibrio fisiologico. Di conseguenza un accumulo di radicali dell’ossigeno, dovuto o a deplezioni delle normali concentrazioni di antiossidanti, o a stress fisico o anche ad un insulto ambientale, può comportare una ossidazione delle componenti cellulari quali lipidi, acidi nucleici e proteine. (1,2).
Per contrastare i radicali liberi, siamo dotati di sistemi di difesa antiossidanti molto efficaci che si differenziano in antiossidanti non enzimatici, enzimatici e derivanti dalla dieta. Il glutatione, l’acido urico, l’acido lipoico, la bilirubina e il coenzima Q10 sono esempi di antiossidanti non enzimatici che provengono da fonti endogene e sono spesso sottoprodotti del metabolismo cellulare. I principali antiossidanti enzimatici sono la superossido dismutasi (SOD), la catalasi, la glutatione perossidasi (GPX) e la glutatione riduttasi, mentre gli esempi più noti di antiossidanti alimentari sono i tocoferoli (vitamina E), l’acido ascorbico (vitamina C) e i carotenoidi (b-carotene). Inoltre, vari composti polifenolici sono stati recentemente promossi come nutrienti antiossidanti. Anche l’acido a-lipoico e prodotti farmaceutici come la N-acetilcisteina e l’allopurinolo sono stati utilizzati in studi di integrazione. (3)
Gli anziani, in maniera particolare, sembrerebbero più suscettibili allo stress ossidativo a causa di una riduzione dell’efficienza dei loro meccanismi antiossidanti endogeni. Organi come il cuore e il cervello, con una velocità di replicazione limitata e alti livelli di consumo di ossigeno, sono particolarmente vulnerabili a questo fenomeno, spiegando così quasi in parte l’alta prevalenza di malattie neurologiche e cardiovascolari negli anziani (4).
Non sorprende, quindi, che negli ultimi anni numerosi studi scientifici si siano concentrati su questo argomento, arrivando non sempre alle stesse conclusioni. Infatti, parrebbe che un’integrazione esogena di antiossidanti non sia sempre benefica, in maniera particolare in atleti e soggetti sani attivi fisicamente. ll risultato principale di questi studi è che, in alcune situazioni, caricare la cellula con dosi elevate di antiossidanti porta a un’attenuazione degli effetti positivi dell’allenamento e interferisce con importanti processi fisiologici mediati dai ROS, come la vasodilatazione e la segnalazione dell’insulina (4). In concomitanza con l’aumento della produzione di ROS, l’esercizio fisico regolare porta all’aumento della regolazione di diversi enzimi antiossidanti, tra cui SOD, catalasi e glutatione perossidasi, rafforzando il concetto che una certa quantità di ROS è necessaria per gli effetti salutari dell’esercizio (5).
Nonostante ciò e nonostante il fatto che l’omeostasi dello stato redox nei sistemi viventi sia molto complessa e i fattori legati allo stile di vita concorrono innegabilmente a determinare l’impatto dei cambiamenti nella risposta allo stress ossidativo (4), un numero sempre crescente di studi sta indagando su i potenziali preventivi e talvolta curativi di alcune molecole antiossidanti esogene. Dei tantissimi composti chimici messi sotto la lente di ingrandimento, alcuni in particolare generano consenso in letteratura scientifica.
La vitamina C (acido ascorbico) svolge diversi ruoli importanti nell’organismo; l’ascorbato è in grado di reagire e inattivare i ROS, aumentare la biodisponibilità dell’ossido nitrico (essenziale nell’omeostasi endoteliale) e, soprattutto, di ridurre nelle membrane i radicali LDL e α-tocoferossili per rigenerare l’α-tocoferolo (vitamina E) (6,7). Tutto ciò renderebbe la vitamina C un potenziale protettore del sistema cardiovascolare in quanto la sua attività contrasta direttamente la disfunzione endoteliale, uno dei principali predittori di malattie cardiovascolari (7,8,9). In aggiunta si riscontrerebbe in alcune situazioni un effetto sinergistico dell’ascorbato quando somministrato in concomitanza con a-tocoferolo (vitamina E) si sulla funzione endoteliale e sia sull’ funzionamento del sistema immunitario (8,10). A riprova di questa sinergia, sono stati svolti degli studi sperimentali i quali hanno comparato la somministrazione singola e la co-somministrazione di vitamina C ed E. Poiché la funzione dei leucociti è un buon marcatore di salute e predittore di longevità, sono stati studiati gli effetti della somministrazione orale giornaliera di vitamine C (500 mg) e E (200 mg) su diverse funzioni dei neutrofili (aderenza, chemiotassi, fagocitosi e livelli di anione superossido) e dei linfociti (aderenza, chemiotassi, proliferazione, secrezione di interleuchina-2 e attività natural killer) in uomini e donne anziani sani. I risultati hanno mostrato che la vitamina C, nei partecipanti anziani, ha migliorato le funzioni immunitarie studiate, raggiungendo valori vicini a quelli dei giovani adulti. Questi effetti si sono mantenuti in diverse funzioni anche dopo 6 mesi senza integrazione (10).
La curcumina è un fenolo bioattivo lipofilo derivato dal rizoma della Curcuma longa. È contenuta nel curry culinario e talvolta utilizzata come colorante alimentare. La curcumina ingerita per via orale viene metabolizzata nel metabolita attivo tetraidrocurcumina da una reduttasi presente nell’epitelio intestinale (4). Una abbondante produzione di letteratura scientifica negli ultimi decenni ha evidenziato un forte potenziale terapeutico e farmacologico di questa molecola come agente antiossidante, antimutageno, antiprotozoario e antibatterico. Le forti proprietà medicinali della curcumina sono anche associate a un effetto antitumorale, neuroprotettivo e promotivo della funzione endoteliale e della compliance arteriosa in donne in post-menopausa quando sottoposte a un’ingestione giornaliera di 150 mg di curcumina (4, 11,12,13,14,15).
Il coenzima Q10 (CoQ10), e’ il terzo integratore alimentare più consumato al mondo e potenziale candidato per il trattamento di diverse malattie non trasmissibili che rientrano tra le prime 10 cause di morte a livello globale, ha guadagnato un notevole interesse nel corso degli ultimi anni (16). Il coenzima Q (CoQ) è un componente essenziale della catena mitocondriale di trasporto degli elettroni e un antiossidante nelle membrane plasmatiche e nelle lipoproteine. Viene prodotto endogenamente in tutte le cellule e una sua diminuzione patologica e/o fisiologica comporterebbe aumento dello stress ossidativo. Oltre alla sindrome da carenza di CoQ10 e all’invecchiamento, esistono malattie croniche in cui si rilevano livelli più bassi di CoQ10 nei tessuti e negli organi, il che fa ipotizzare che l’integrazione di CoQ10 possa alleviare i sintomi dell’invecchiamento e/o ritardare l’insorgenza di queste malattie (17). E attualmente comprovato che il CoQ espleti una amplia serie di effetti antiinfiammatori, fra cui la riduzione della secrezione di citochine proinfiammatorie da parte di monociti e linfociti in risposta al LPS in vitro (18). In quanto antiossidante, il CoQ10 si è dimostrato potenzialmente utile come trattamento nelle malattie in cui lo stress ossidativo è un segno distintivo e sono stati riportati effetti benefici del CoQ10 nel trattamento delle malattie croniche (19). Inoltre, è stato riportato che l’integrazione alimentare con CoQ10 migliora la DE nei pazienti con diabete, regolando la produzione di ossido nitrico (i pazienti hanno ricevuto 200 mg di CoQ10 al giorno per 12 settimane) (20).
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