Latte: alleato o nemico della salute?
A cura di:
Dott.ssa Elena Gallizia, Medico in formazione specialistica in Igiene e Medicina Preventiva
Revisionato da:
Dott. Niccolò Cherasco, Medico in formazione specialistica in Igiene e Medicina Preventiva
Latte e derivati fanno parte della nostra alimentazione, contribuendo all’apporto di diversi nutrienti quali zuccheri, acidi grassi, proteine, vitamina A, vitamine del gruppo B, calcio, fosforo, magnesio, zinco e selenio, tanto che a livello nazionale e internazionale le linee guida per una sana alimentazione ne raccomandano il consumo sia ai bambini che agli adulti [1,2].
Tuttavia, in Italia, tra il 1998 e il 2020, si stima che il consumo giornaliero di latte si sia ridotto, passando dal 62.2% al 48.1% [3], complice anche la diffusione di stili alimentari che escludono latte e derivati in quanto considerati non adatti all’alimentazione degli adulti o fonte eccessiva di grassi saturi.
A gennaio 2022 il Ministero della Salute ha pubblicato il “Decalogo per il corretto consumo di latte e yogurt nell’alimentazione quotidiana”, sviluppato dal Tavolo tecnico sulla sicurezza nutrizionale, raccomandando il consumo giornaliero di tre porzioni di latte/yogurt, pari a 375 ml al giorno [4].
Proviamo a fare chiarezza, quali sono i reali vantaggi e svantaggi dell’assunzione di latte sulla salute?
Il documento di cui sopra si basa su evidenze scientifiche che supportano un’associazione favorevole tra consumo di latte e derivati e ridotto rischio di sindrome metabolica, obesità, osteoporosi, tumore del colon retto e malattie cardiovascolari [5,6]; in particolare nel 2018 viene pubblicato su Lancet lo studio PURE, uno studio di coorte che ha coinvolto 136384 partecipanti, di età compresa tra 35 e 70 anni, provenienti da 21 Paesi diversi dei cinque continenti, con un follow up di 9 anni, che ha dimostrato come l’assunzione di latte e derivati fosse associata a un ridotto rischio di mortalità e patologie cardiovascolari. Nel dettaglio, l’assunzione di più di due porzioni di latte e derivati (sia ad alto che a basso contenuto di grassi) è risultata essere associata a un minor rischio di malattie cardiovascolari (HR 0.78, IC 0.67-0.90, p=0.0001) e a una minore mortalità anche per altre cause (HR 0.83, IC 0.72-0.96, p=0.0052), rispetto alla non assunzione. Risultati analoghi sono stati riscontrati anche per l’assunzione di più di una porzione di solo latte rispetto alla non assunzione. Questa associazione invece non si è dimostrata significativa per il consumo di formaggio da solo (HR 0.88, IC 0.76-1.02, p=0.1399) [7].
Questo grande studio ci suggerisce che parlare di consumo di latte in senso generale potrebbe essere riduttivo; gli effetti sulla salute potrebbero modificarsi a seconda del tipo di alimento (latte o derivato), contenuto di grassi (alto o basso), numero e quantità delle porzioni? Al variare di questi parametri l’effetto benefico potrebbe addirittura diventare potenzialmente dannoso?
Nel 2021 la rivista Nature Scientific Reports pubblica lo studio di Jakobsen et al. [8], una revisione sistematica e metanalisi che sintetizza i risultati di 20 studi di coorte che hanno valutato nella popolazione adulta (>/= 50 anni) l’associazione tra rischio di patologia cardiovascolare e assunzione di latte e derivati nel loro complesso o suddivisi per tipologie di prodotto e per quantità consumate.
Per quanto riguarda il consumo di latte a basso contenuto di grassi non è stata evidenziata nessuna associazione tra basso e alto consumo (> 200 g/die) e rischio di patologia coronarica (RR 1.05, IC 0.92-1.2, p=0.12), ma lo stesso non si può dire per il consumo di latte intero: lo studio riporta un incremento dell’8% del rischio di patologia coronarica ad ogni incremento di 200 g /die consumati (RR 1.08, IC 1-1.16, p=0.04).
Quindi il discriminante tra effetto benefico e dannoso potrebbe risiedere nel contenuto di grassi?
Nessuna associazione è stata riscontrata tra quantità di yogurt consumato (> o < 100 g/die) e rischio cardiovascolare, indipendentemente dal contenuto in grassi (RR 0.98, IC 0.93-1.03). Riguardo al consumo di formaggio, diversamente da quanto ci si aspetterebbe, sembra esserci una correlazione positiva tra assunzione in quantità > 20 g/die e ridotto rischio di patologia coronarica, che scende del 4% per ogni porzione aggiunta (RR 0.96, IC 0.93-0.98).
Quindi, nonostante l’elevato contenuto di grassi, il consumo di formaggi sembra avere un effetto positivo a differenza di quanto riscontrato per il latte intero.
Si ipotizza che l’effetto in positivo o in negativo possa dipendere non solo dal quantitativo in sé di grassi, ma dal tipo di processazione, ad esempio per quanto riguarda la fermentazione per lo yogurt, oppure dal bilanciamento tra tipi di acidi grassi e altri nutrienti contenuti nei diversi derivati.
Questo risultato ci viene confermato anche dalla metanalisi di Naghshi et al [9], pubblicata nel 2022 su Critical Reviews in Food Science and Nutrition, che ha confermato un’associazione tra aumentato rischio di mortalità per tutte le cause, per patologia cardiovascolare, per neoplasia e consumo di latte intero, ma non per il consumo di latticini nel loro insieme (compresi sia quelli ad alto che a basso contenuto di grassi), che invece hanno dimostrato un effetto protettivo sulla mortalità per patologia cardiovascolare (pooled ES 0.93, IC 0.88-0.98, p= 0.001)
E per quanto riguarda le porzioni e i diversi derivati?
Nello stesso anno, nel 2022, la rivista Advanced in Nutrition pubblica lo studio di Feng et al. [10], una revisione sistematica e metanalisi di 42 studi, con analisi dose-risposta, al fine di valutare l’associazione tra consumo di latticini (latte, yogurt, formaggio, prodotti fermentati, ad alto e basso contenuto di grassi) e rischio di sovrappeso/obesità, ipertensione e diabete mellito.
Il rischio di sovrappeso/obesità scende rispettivamente del 25%, 12% e 7% per ogni incremento di 200g/die del consumo di latticini nel complesso, latte e derivati anche ad alto contenuto di grassi, con minore eterogeneità tra gli studi e maggiore significatività per quanto riguarda il solo latte (RR 0.88 IC 0.82-0.95). Una riduzione del 13% è stata riscontrata per un incremento nel consumo di yogurt di 50 g/die (RR 0.87, IC 0.77-0.99)
Un effetto protettivo sull’ipertensione, con riduzione del rischio del 5%, è stato riscontrato per incrementi del consumo di latte e derivati a basso contenuto di grassi di 200 g/die (RR: 0.95 IC 0.93-0.97).
Tra i diversi derivati, lo yogurt si è dimostrato essere il migliore alleato nel ridurre il rischio di diabete, con un rischio che scende del 7% per ogni incremento nel suo consumo di 50 g/die (RR: 0.93; 95% IC: 0.89, 0.97).
In conclusione?
Cercando di riassumere quanto detto ci viene in aiuto lo studio di Zhang et al [6], pubblicato nel 2021 dalla rivista Nutrition & Metabolism, una umbrella review di 41 meta-analisi sul consumo di solo latte (esclusi i derivati), che conferma un’associazione positiva tra assunzione di latte (circa 200 ml al giorno, meglio se a basso contenuto di grassi) e ridotto rischio di patologia cardiovascolare (RR 0.94, IC 0.89–0.99), stroke(RR 0.93, IC0.88–0.98), sindrome metabolica (RR 0.79, IC 0.64–0.97), obesità(RR 0.81, IC 0.75–0.88), diabete di tipo 2(RR 0.87, IC 0.78–0.96) , Alzheimer(RR0.63, IC 0.44–0.90) e tumore del colon retto(RR 0.79, IC 0.72–0.87).
Potrebbe invece esserci un’associazione negativa tra consumo di latte e rischio di tumore alla prostata (RR 1.11, IC 1.03-1.21) e morbo di Parkinson (RR 1.45, IC 1.23-1.73), tuttavia i risultati finora disponibili non sono conclusivi.
Il limite di tali risultati, comprese le metanalisi, risiede nell’eterogenità dell’analisi per sottogruppi di prodotti; abbiamo un discreto numero di studi sui latticini nel loro insieme, mentre sono meno quelli che li analizzano per sottogruppi di derivati, e in aggiunta per molteplici outcome (mortalità, patologia cardiovascolare, diabete, obesità…), per cui nel complesso il livello di evidenza è moderato, con risultati in alcuni casi più consistenti, in altri al limite della significatività. Tuttavia, nonostante qualche aspetto su cui ancora occorre fare chiarezza come nel caso dell’associazione tre latte e neoplasia prostatica o morbo di Parkinson, le evidenze scientifiche sembrano suggerirci che latte e derivati, prestando attenzione a bilanciare giuste quantità, diverse tipologie di sottoprodotti e diversa percentuale di grassi, possono essere importanti alleati della nostra salute.
La ricerca ci offre uno spunto di riflessione per lo sviluppo futuro di nuovi studi che possano approfondire l’associazione tra consumo di latte ed effetti sulla salute, i cui risultati potrebbero essere utili ai professionisti, ad esempio per l’aggiornamento di raccomandazioni e linee guida, ma anche al singolo, per guidarlo a seconda delle proprie condizioni di salute nella scelta dei latticini più adeguati, al fine di sfruttarne al massimo i benefici e minimizzare i potenziali rischi, sempre all’interno di un’alimentazione varia ed equilibrata.
Referenze
[1] https://www.crea.gov.it/
[2] https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fnut.2021.671999/full
[3] http://www.istat.it/.it/archivio
[4]https://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=5770
[5] Godos J, Tieri M, Ghelfi F, et al. Dairy foods and health: an umbrella review of observational studies. Int J Food Sci Nutr. 2020 Mar;71(2):138-151.
[6] Zhang X, Chen X, Xu Y, et al. Milk consumption and multiple health outcomes: umbrella review of systematic reviews and meta-analyses in humans. Nutr Metab (Lond) 2021 Jan 7;18(1):7.
[7] Dehghan M, Mente A, Rangarajan S, et al. Association of dairy intake with cardiovascular disease and mortality in 21 countries from five continents (PURE): a prospective cohort study. Lancet 2018; 392: 2288–97.
[8] Jakobsen M U, Trolle E, Outzen M, et al. Intake of dairy products and associations with major atherosclerotic cardiovascular diseases: a systematic review and meta-analysis of cohort studies. Nature Scientifc Reports 2021 11:1303.
[9] Naghshi S, Sadeghi O, Larijani B, et al. High vs. low-fat dairy and milk differently affects the risk of all-cause, CVD, and cancer death: A systematic review and dose-response meta-analysis of prospective cohort studies. Crit Rev Food Sci Nutr 2022;62(13):3598-3612.
[10] Feng Y, Zhao Y, Liu J, et al. Consumption of Dairy Products and the Risk of Overweight or Obesity, Hypertension, and Type 2 Diabetes Mellitus: A Dose–Response Meta-Analysis and Systematic Review of Cohort Studies. Adv Nutr 2022;13:2165–2179.