“Cosa faresti per amore?”: il vero gesto d’amore è vaccinarsi contro l’HPV
A cura di:
Dott.ssa Camilla Pirlo, Medico in formazione specialistica in Igiene e Medicina Preventiva
Revisionato da:
Dott. Alice Masini, Ricercatrice in Igiene Generale e Applicata, chinesiologa esperta in Lifestyle Medicine
Notizia della settimana
“Il vaccino HPV rappresenta una delle strategie più efficaci nella prevenzione oncologica: gli studi dimostrano che può prevenire oltre il 90% dei tumori associati al papilloma virus.”
Il 14 febbraio 2025 sul ponte Umberto I di Torino è comparso uno striscione enigmatico: “Cosa faresti per amore?”. Molti lo hanno interpretato come un messaggio romantico, ma dietro quella domanda si celava un obiettivo più grande: sensibilizzare i giovani sull’importanza della vaccinazione contro il Papilloma Virus Umano (HPV). La campagna, ideata dall’Agenzia Armando Testa insieme all’Ospedale Regina Margherita e alla Scuola di Igiene dell’Università di Torino, ha scelto una leva emotiva forte per parlare di prevenzione in modo nuovo e coinvolgente e si è poi tradotta in un’azione concreta il 2 marzo 2025, quando l’Ospedale Regina Margherita ha organizzato un Open Day vaccinale dedicato al vaccino anti-HPV. Grazie alla collaborazione tra Rete Oncologica, ASL e Università, sono state offerte dosi gratuite alle fasce d’età eleggibili e alle categorie a rischio: in poche ore sono state somministrate oltre 400 dosi.
Ma che cos’è l’HPV e perché è così importante vaccinarsi?
L’infezione da HPV è la più diffusa malattia sessualmente trasmessa al mondo.
Sebbene possa rimanere asintomatica e risolversi spontaneamente; se persiste, può evolvere in lesioni tumorali benigne (è, infatti, responsabile del 100% dei condilomi ano-genitali) oppure portare allo sviluppo di diversi tipi di tumore, tra cui il cancro della cervice uterina.
Il carcinoma della cervice uterina è, dopo il tumore della mammella, il secondo tumore per frequenza tra le donne ed è più frequente nella fascia di età giovanile (4% dei casi, quinta neoplasia più frequente).
Nel 2022, sono state circa 2.500 le nuove diagnosi (1,3% di tutti i tumori incidenti nelle donne).
L’HPV non solo è causa del 99% tumori della cervice uterina, ma è anche l’agente eziologico del 90% dei tumori dell’ano, del 70% dei tumori della vagina, del 50% dei tumori del pene, del 40% dei tumori della vulva, del 26% dei tumori dell’orofaringe (inclusi i tumori delle tonsille e della base della lingua) e, infine, del 100% dei casi di papillomatosi respiratoria giovanile ricorrente.
Nel 2006, lo sviluppo di vaccini specifici contro l’HPV ha rappresentato una svolta fondamentale in oncologia, poiché ha offerto per la prima volta la possibilità di intervenire preventivamente nei soggetti sani, impedendo l’insorgenza di infezioni da HPV, l’evoluzione verso lesioni precancerose e verso vere e proprie forme tumorali.
Gli studi, infatti, dimostrano che la vaccinazione contro l’HPV è in grado di prevenire oltre il 90% dei tumori associati a questo virus.
Nel 2009 l’OMS ha stabilito che la prevenzione del cancro della cervice uterina e delle altre malattie associate all’HPV costituisce una priorità globale per la salute pubblica, raccomandando l’avvio dei programmi vaccinali nelle ragazze tra i 9 e i 14 anni, poi ampliati anche ai ragazzi, preferibilmente prima dell’inizio dell’attività sessuale.
Numerosi studi confermano l’elevata sicurezza del vaccino e la sua efficacia nel prevenire infezioni persistenti da ceppi oncogeni, come HPV 16 e 18, e lesioni precancerose ad alto grado.
Gli studi, infine, non hanno evidenziato rischi significativi o preoccupazioni gravi per la salute. Gli eventi avversi segnalati sono generalmente lievi, come dolore nel sito di iniezione, febbre moderata o affaticamento.
Quali sono, quindi, le armi disponibili contro l’infezione da HPV?
La persistenza del virus ad alto rischio oncogeno, in assenza di vaccinazione, può evolvere nel tempo verso lesioni precancerose e tumorali che richiedono trattamenti anche complessi (chirurgici e chemioterapici). Il vaccino, invece, agisce proprio su questo punto, prevenendo l’infezione prima che diventi persistente e dannosa.
Oggi la WHO indica chiaramente che, combinando vaccinazione, screening (strumento atto ad individuare precocemente eventuali alterazioni cellulari e intervenire tempestivamente) e trattamento adeguato, il tumore della cervice uterina può essere eliminato come problema di salute pubblica.
Le statistiche evidenziano, infatti, una continua e significativa riduzione sia della mortalità sia dell’incidenza di cervicocarcinoma in Italia, a testimonianza dell’efficacia dei programmi di prevenzione.
Gli obiettivi internazionali puntano, quindi, a vaccinare almeno il 90% delle ragazze entro i 15 anni, a sottoporre almeno il 70% delle donne agli screening raccomandati e a trattare almeno il 90% delle lesioni precancerose individuate.
Per questo nel nostro Paese il vaccino è offerto gratuitamente a ragazze e ragazzi dagli 11 ai 15 anni. Inoltre, è attivo un programma di recupero (“catch-up”) fino ai 26 anni per le donne e fino ai 18 per gli uomini (quindi a partire dai nati nel 2006) nel caso in cui non abbiano completato il ciclo vaccinale o non vi abbiano mai avuto accesso. Esistono, infine, dati di efficacia anche in donne fino a 45 anni di età e in chi ha già ricevuto trattamenti per lesioni pre-neoplastiche.
Nonostante ciò, la copertura vaccinale non ha ancora raggiunto i livelli necessari per consentire l’eliminazione del tumore cervicale.
Conclusione
“Cosa faresti per amore?” si è rivelata più di un’iniziativa di alto valore comunicativo: è un modello virtuoso di sanità pubblica capace di unire emozione, responsabilità e scienza. Perché scegliere di vaccinarsi contro l’HPV non significa fare un sacrificio, ma compiere un atto di cura verso sé stessi, verso la collettività e verso chi amiamo.
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- aiom.it (Linee Guida Neoplasie dell’Utero: Endometrio e Cervice, Edizione 2024)